

Ventisette portatori di speranza per Marconia
È un’esperienza di evangelizzazione straordinaria quella che Marconia sta vivendo in questi giorni: la missione popolare. Un’idea nata dal dialogo tra don Filippo Lombardi, parroco di “S. Giovanni Bosco” in Marconia di Pisticci, e padre Pietro Anastasio ofm, che ai tempi del Covid frequentava la Parrocchia come confessore.
Sono ventisette i “portatori di speranza” che stanno animando la missione a Marconia: i frati giungono dalla Provincia Salernitano-Lucana e le suore delle case di Assisi, de L’Aquila e di Ripacandida.
Dallo scorso mese di ottobre, la comunità è stata impegnata nella preparazione della missione: racconta don Filippo che ogni 15 giorni è venuto da Cava de’ Tirreni fra Francesco Maria Rea, responsabile della missione, per presentare un capitolo dell’Evangelii Gaudium, “facendoci cogliere tutta la freschezza e la novità”.
Negli incontri di preparazione è nata anche la preghiera della missione, messa insieme dalla commissione liturgica che, in uno degli incontri, ha pensato ad alcune parole che rappresentassero la missione – amore, accoglienza, perdono, fraternità – cucite insieme a mo’ di preghiera.

E poi, parallelamente, è stato curato l’aspetto logistico-organizzativo: “Abbiamo creato una commissione liturgica, una commissione logistica, una commissione per la comunicazione”, sono le parole di don Filippo. “Questo ci ha portato a organizzare, a prevedere per tempo tutto. In ogni luogo abbiamo lavorato sull’accoglienza nelle case: la gente ha messo a disposizione diversi posti letto, più di quanti erano i missionari! I quattro più ‘responsabili’ della missione sono stati in canonica perché c’è la disponibilità di quattro camere, gli altri nelle famiglie, quelle più vicine, in modo che non ci fosse dispendio di energie per gli accompagnamenti”.
Anche per i pasti è stato determinante l’aiuto della comunità parrocchiale che si è incaricata di preparare i pasti e lo ha fatto con tanta generosità: “Abbiamo messo su un vero e proprio ristorante in un salone della parrocchia, dove abbiamo fatto colazione, pranzato e cenato insieme ai frati: era quello il momento della fraternità, in cui ci si scambiava le impressioni delle varie attività fatte ed era il punto di partenza delle iniziative”.
E oltre coloro che hanno accolti i “portatori di speranza” nelle loro case, tutti sono stati impegnati a rendere accogliente per questi ospiti la parrocchia: molti dei ragazzi più vicini alla parrocchia, ad esempio, hanno fatto una sosta nelle loro attività ordinarie di studio. E uno di loro, in gita scolastica a Roma, era sempre al telefono per informarsi di come le attività della missione procedevano. È la fraternità il valore più grande che sinora, a detta dei giovani parrocchiani, la missione è stata capace di portare in parrocchia.
Giornate eucaristiche
Giornate eucaristiche quelle della missione popolare: dopo le lodi, l’esposizione del Santissimo che si conclude con la preghiera dell’Angelus e dell’Ora Media. Mentre un frate rimane in chiesa per le confessioni, gli altri sono impegnati nella missione vera e propria: nelle scuole, a casa degli ammalati. Domani sabato 29, ultimo giorno della missione, ha cittadinanza la verifica.
Anche nel pomeriggio, c’è stato ogni giorno il tempo per l’adorazione e nel frattempo i frati hanno incontrato i gruppi di catechismo della parrocchia o le autorità civili e militari. Per tre serate, gli incontri dedicati ai giovani.
Don Filippo sottolinea: “Una cosa che personalmente mi è piaciuta molto è che niente era lasciato all’improvvisazione: tutto era stato preventivamente programmato. E ogni incontro era ben preparato con delle schede o opportuno sussidio: tutto perfettamente funzionante”.
I “cenacoli del Vangelo”
Un altro momento caratterizzante: i “cenacoli della Parola”: sei case – sei “nidi famigliari”, dove per cinque sere alle 20:30 ci si riuniva per ascoltare la Parola di Dio. La presentazione del brano, la lettura di un brano diverso per ogni sera, una breve riflessione del padre missionario e poi il confronto dove tutti sono stati invitati a parlare e stimolati a un dialogo sincero, vero.
Giovedì 27 marzo: la veglia di preghiera
A conclusione dei cenacoli del Vangelo e degli incontri delle famiglie e dei giovani, una bellissima veglia animata dalla voce e dagli strumenti musicali dei frati e di sr. Agnese, presieduta da fra Emilio Cafaro del Convento di Cava de’ Tirreni.
Traspare la gioia nei volti dei partecipanti alla veglia, segno di una serenità che non è frutto di sola pace umana ma certamente della Grazia!
Significativi i segni che hanno accompagnato l’ascolto della Parola di Dio e delle fonti francescane e le invocazioni: un lenzuolo giallo, steso all’inizio della veglia nel corridoio centrale della chiesa, appigliato al crocifisso di S. Damiano, che ha richiamato la rete da pesca con cui i giovani sono stati pescati nella prima serata; l’abbraccio che i missionari hanno scambiato con ciascuno dei presenti: un gesto che richiama a quella mozione interiore, viscerale, la misericordia, che Francesco tra l’altro donò a un lebbroso; l’aspersione, segno di purificazione.



Speranza e misericordia le parole chiave del momento di preghiera.
Ma anche l’esortazione ad essere testimoni veraci in forza delle aspettative che sono riposte su noi cristiani. Come quando Francesco – ha ricordato fra Emilio nella riflessione che ha tenuto citando le Fonti Francescane – incontrò un contadino che gli disse: “Guarda di essere tanto buono quanto tutti dicono che tu sia, perché molti hanno fiducia in te. Per questo ti esorto a non comportarti mai diversamente da quanto si spera”.
Le ultime battute e la verifica. Quali i frutti di questi giorni?
Oggi un altro bel momento, tipico dei venerdì di Quaresima: la Via Crucis.
Domani sera il concerto-meditazione a cura del Gruppo “Canticum Cordis”.
Infine, la missione si conclude domenica 30 marzo con la celebrazione eucaristica solenne presieduta alle ore 11 dall’Amministratore Diocesano don Angelo Gioia.
I giovani della parrocchia hanno sintetizzato su Facebook questi giorni di grazia come occasione in cui hanno “sperimentato l’abbraccio di Dio attraverso l’incontro con i missionari; sull’esempio di san Francesco essi hanno usato con noi misericordia.
Ringraziamo il Signore per questi giorni di missione e chiediamo a Lui, nostra Speranza, di divenire costruttori di pace e di fraternità”.

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