Si è conclusa giovedì mattina, 3 aprile, la seconda assemblea della fase profetica del Cammino Sinodale delle Chiese che sono in Italia: tre giorni di discussioni franche, in cui i delegati delle Diocesi Italiane – riuniti in plenaria in Aula Paolo VI e, poi, per gruppi, nelle aulette dell’Hotel Ergife – hanno lavorato seriamente sulle 50 proposizioni che il Comitato per il Sinodo Nazionale aveva elaborato.
Dall’idea alla realtà…
La finalità delle tre giornate era quella di fornire delle indicazioni generali sulle proposizioni e, poi, degli emendamenti alle stesse, da sottoporre a votazione, prima all’interno dei gruppi di lavoro. In modo da integrare, sostituire o, eventualmente, eliminare qualche proposizione, poi in plenaria.
Ben 51 interventi sono stati pronunciati in Aula Paolo VI nella mattinata di martedì 1° aprile dai partecipanti all’Assemblea. La maggior parte segnalava la poca rispondenza delle proposizioni rispetto a quanto espresso in questi quattro anni di confronti e raccolte dati, in particolare nell’assemblea tenuta in S. Paolo Fuori le Mura a novembre, primo momento della fase profetica.
Eppure, i delegati hanno continuato “intensamente e creativamente” – le parole di Castellucci – a lavorare, divisi per gruppi, come programmato, per emendare le proposizioni, votarne il testo revisionato. E, a seguire, nel pomeriggio e nella serata di mercoledì 2 aprile ha continuato a lavorare anche il Comitato Nazionale del Cammino sinodale, nell’intento di far sintesi tra proposizioni, interventi e risultanze dei lavori di gruppo.
La sintesi è parsa impossibile.

Così, mons. Erio Castellucci nelle conclusioni all’Assemblea Sinodale:
Un’Assemblea da alcuni definita “ribelle”, questa. Ma è stata piuttosto un’Assemblea viva: critica, leale, appassionata per la Chiesa e la sua missione. È stato speso più volte l’aggettivo “generativa”.
L’azione dello Spirito, infatti, non mira al livellamento e all’uniformità, ma alla comunione, che è armonia delle diversità e ricerca di una sintesi superiore.
Nessuna impossibilità di approvazione per disallineamenti su donne, gay e trasparenza
A detta di Mons. Castellucci, la criticità è stata dovuta alla necessità di sintetizzare in breve tempo – tre settimane – i tanti contenuti giunti sino al 2 marzo da 200 Diocesi italiane in un documento finale. Una prima stesura (74mila battute) si è rivelata troppo lunga. Una sintesi a 46mile battute, nell’ottica di essere più essenziali, semplici, dunque più pragmatici, più pastoralmente programmatici, ha fatto sì che si perdessero alcuni aspetti caratterizzanti dai quali non si poteva prescindere. “L’Assemblea di martedì mattina e le moltissime proposte di emendamento avanzate dai 28 gruppi – ancora le parole di Castellucci – richiedono un ripensamento globale del testo e non solo l’aggiustamento di alcune sue parti”.
Ecco la necessità di sintetizzare più efficacemente il documento, con calma, e l’idea di una nuova riunione per il 25 ottobre. Nel segno della ricerca della verità. Senza depennare quel che sinora è stato concepito.
La Chiesa non è composta da guide che ignorano il ‘sentire’ del popolo di Dio, tirando dritto come se avessero sempre ragione, ma da guide chiamate a discernere la presenza e l’azione dello Spirito nel Popolo di Dio, del quale fanno parte. Si cresce insieme, ciascuno secondo i propri doni e le proprie responsabilità. Il testo proposto di fatto è apparso inadeguato.
(Mons. Erio Castellucci nelle conclusioni all’Assemblea Sinodale)
Una sorpresa per una buona parte dell’Assemblea che al posto della votazione delle 50 proposizioni, si è ritrovata a votare l’unica mozione elaborata dal card. Matteo M. Zuppi, presidente della CEI:
Questa Assemblea stabilisce che il testo delle Proposizioni, dal titolo “Perché la gioia sia piena”, venga affidato alla Presidenza del Comitato Nazionale del Cammino sinodale perché, con il supporto del Comitato e dei facilitatori dei gruppi di studio, provveda alla redazione finale accogliendo emendamenti, priorità e contributi emersi. Al tempo stesso, l’Assemblea fissa un nuovo appuntamento per la votazione del Documento contenente le Proposizioni per sabato 25 ottobre, in occasione del Giubileo delle équipe sinodali e degli Organismi di partecipazione.
In effetti, il Sinodo tutto è stato un percorso che si è “precisato un po’ alla volta – continua mons. E. Castellucci nelle sue conclusioni – con scelte ispirate dalla realtà che si stava snodando, non solo riguardo ai contenuti (ad esempio all’inizio non sapevamo quali argomenti sarebbero stati prioritari), ma anche riguardo alle modalità: ad esempio, all’inizio avevamo previsto una sola Assemblea sinodale finale e poi ne sono nate due… e in questi giorni ne è stata proposta una terza”.
Nessun testo finale non approvabile per disallineamenti su donne, gay e trasparenza, come molte testate “laiche” hanno dichiarato!
L’esito delle votazioni: quali i temi più urgenti per la Chiesa italiana
Nonostante il rimando delle votazioni in ottobre, sono state, invece, illustrate con trasparenza all’Assemblea le priorità che i gruppi di lavoro hanno espresso. Gli ambiti di azione della Chiesa italiana sono stati suddivisi in questi anni di lavoro sinodale in tre aree.
Nel primo ambito, il rinnovamento sinodale e missionario della mentalità e delle prassi ecclesiali, è risultato prioritario l’accompagnamento delle persone in situazioni affettive particolari: tra loro i gay, è vero, ma il tema non è stato oggetto di divisione nell’Assemblea, né tanto meno il motivo specifico per cui non è stato possibile approvare il documento, come – a torto – i titoli nazionali farebbero credere. Altre priorità operative: l’accompagnamento personalizzato dei giovani, la promozione locale dello sviluppo umano integrale e la cura delle persone fragili.
Riguardo il secondo ambito, la formazione missionaria e sinodale dei battezzati, è emersa prioritaria in tutti i gruppi la necessità di formare gli adulti alla maturità della fede attraverso la Parola di Dio; in secondo luogo, la necessità di rivedere i percorsi dell’iniziazione cristiana, prescindendo dalla classica successione dei sacramenti in uso oggi, anticipando, ad esempio, la confermazione.
Quanto al terzo ambito, la corresponsabilità nella missione e nella guida della comunità, è emersa prioritaria la responsabilizzazione ecclesiale delle donne e la obbligatorietà dei consigli pastorali. Anche le donne, certo, un’urgenza, ma non l’ostacolo per approvare il documento finale!
Quali le prospettive?
È al Consiglio Episcopale Permanente (CEP) della CEI che verrà indirizzato il Documento Finale di questo cammino sinodale perché possa diventare prassi operativa.
È una tradizione che perdura dai tempi di Paolo VI la riunione del CEP nel mese di maggio. Anche quest’anno, dopo i due di Covid, fa eccezione, e il CEP si riunirà a novembre, all’indomani dell’approvazione del nuovo documento finale da parte dell’Assemblea Sinodale.
Nel frattempo, la Presidenza del Comitato Nazionale del Cammino sinodale, con il supporto del Comitato e dei facilitatori dei gruppi di studio, provvederà alla redazione del documento finale, accogliendo emendamenti, priorità e contributi emersi in una sintesi più efficace.
È bene ricordare che la Chiesa universale ha già un documento finale scaturito dal Sinodo dei Vescovi, con una serie di indicazioni pratiche. Inoltre, la nostra Chiesa di Matera-Irsina ha gli “Orientamenti e norme” che sono scaturiti dal Sinodo Diocesano “Vino nuovo in otri nuovi” degli anni 2019-2020. L’armonizzazione di tali due documenti con quello che sarà approvato nel prossimo mese di ottobre dall’Assemblea delle Chiese sinodali che sono in Italia sarà la linea di azione della nostra pastorale locale.
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