Cattedrale di Matera. La celebrazione eucaristica del mattino di Natale. Gesù ci interpella perché accogliamo la sua Parola e la sua luce

Una bella celebrazione, essenziale, in cui risuona l’invito che ci porge la Parola di Dio di accogliere il messaggio di Dio e la sua luce. Riuscitissimo l’Inno del Giubileo eseguito dai Cantori Materani canto di ingresso, proposto per la prima volta alla comunità materana.

Ore 10:45. Piazza Duomo è deserta. Sembra che la città ancora non si sia risvegliata in questo freddo mattino di Natale. E in Cattedrale, il cui presbiterio è adornato a festa da rossi fiori, tutto è pronto per la celebrazione mattutina del Natale.

“Non c’è angolo della terra in cui Gesù non desideri nascere, anche se deve confrontarsi con la miseria umana: l’indurimento del cuore e le chiusure mentali, culturali e politiche, spesso contraddittorie e conflittuali. […] L’evangelista Giovanni ci ricorda che a noi, figli della luce, è chiesto di continuare ad accogliere questa luce, di ritornare a brillare, mostrando il volto bello dell’esistenza e della vita, costruendo dove gli altri distruggono. Ci sono ancora molte grotte buie in cui Gesù desidera nascere: rifletto sulle famiglie sempre più disgregate, […] penso anche all’assenza della ricerca del sacro […]”: sono le parole che risuonano nell’omelia dell’Arcivescovo di questa mattina, mentre lascia un segno indelebile nel cuore di ciascuno l’Inno “Pellegrini di speranza” del Giubileo appena iniziato, ottimamente eseguito – per la prima volta – come canto di ingresso dai Cantori Materani che hanno animato la celebrazione e per cui l’Arcivescovo ha espresso il suo apprezzamento.

Una celebrazione, presieduta dal nostro Arcivescovo – affiancato dal parroco della Cattedrale, don Angelo Gallitelli, e dal vicario generale, don Angelo Gioia, dal diacono Giuseppe Centonze e da un paio di ministranti – che lascia il suo segno grazie alla sua essenzialità.

Una liturgia che lascia agire nel cuore dei presenti (diversi sono i turisti a cui l’Arcivescovo indirizza il suo saluto) le parole della Parola: quello stesso Gesù che si è fatto carne e che a Natale – come 2000 anni fa interpellava i suoi perché lo accogliessero – ci invita ad ascoltare il suo messaggio: “Come sono belli i piedi sui monti del messaggero che annuncia buone notizie”, abbiamo ascoltato nella prima lettura: “Abbiamo davvero bisogno di questo messaggio, in un tempo in cui regna l’oscurità e desideriamo la luce della speranza: Gesù Cristo”, commenta a tal proposito l’Arcivescovo. E, ancora, la seconda lettura ci dice che: “Dio, che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio”. Non di meno la pericope evangelica, ci chiede di accogliere quella Luce che “i suoi non hanno accolto”, “ma a quanti lo hanno accolto ha dato il potere di diventare Figli di Dio”. Eppure la sua nascita nella storia, secondo la carne, è avvenuta in una grotta.

Un bel segno, nel giorno in cui “il Verbo di Dio pone la sua dimora in mezzo a noi”, l’Angelus pregato innanzi all’altare della Madonna della Bruna, appena dopo il suono a distesa delle campane. È festa. È il Natale del Signore. “Solo chi saprà immergersi nel mistero della Natività sarà capace di stupirsi, insieme a Maria e Giuseppe, nel custodire Colui che è nato, Dio fatto carne. Anche i pastori ritornano al loro lavoro, consapevoli di essere amati, portando con sé la pace e la gioia che hanno ricevuto, sperimentando la forza di una fraternità che supera ogni barriera e divisione. Che questo Natale possa essere un momento di rinnovata accoglienza, di apertura al mistero di Dio che si fa carne, e un invito a diventare noi stessi portatori di luce e speranza in questo mondo bisognoso di amore e fraternità”, sono ancora le parole dell’omelia dell’arcivescovo che ci indicano la strada da seguire per questo tempo di Natale, per quest’anno giubilare, per la nostra vita. Il testo integrale è a questo link.

E, nel frattempo, si dilatano i cuori all’accoglienza in tanti luoghi di fraternità: tra tutti, le due mense materane “Don Tonino Bello” e “Don Giovanni Mele”, nonché il salone della Parrocchia “S. Famiglia”, dove la Comunità di Sant’Egidio ha organizzato il pranzo di “Natale per tutti” riunendo oltre 90 persone – i più soli e i poveri della città – e dove si fermerà a pranzare anche il nostro arcivescovo Antonio Giuseppe.

Che sia un buon Natale per tutti, cari lettori!

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

For security, use of Google's reCAPTCHA service is required which is subject to the Google Privacy Policy and Terms of Use.

Erasmo Bitetti & Giuseppe Longo

Latest videos