Casa di riposo Brancaccio. Il saluto dell’Arcivescovo e la presentazione dei lavori di manutenzione straordinaria

Un momento fortemente voluto e attentamente preparato dal presidente della Fondazione “Mons. Brancaccio”, mons. Piero Amenta, quello dello scorso 27 febbraio 2025. Un pomeriggio ricco, in cui il nostro amministratore apostolico, l’Arcivescovo mons. Caiazzo, ha rivolto l’ultimo saluto ai residenti della RSA e i tecnici hanno presentato alla cittadinanza e alla diocesi i grandi lavori di riqualificazione della Casa di Riposo.

Partecipata e solenne l’ultima celebrazione presieduta da mons. Caiazzo

“Fiamma viva della mia speranza”, le parole dell’Inno del Giubileo risuonano nitide anche all’esterno della Cappella della RSA “Mons. Brancaccio” all’inizio della solenne eucaristia presieduta dall’Arcivescovo Antonio Giuseppe Caiazzo, celebrata assieme ai sacerdoti della Diocesi più legati alla RSA “Mons. Brancaccio” – mons. Piero Amenta e mons. Pierdomenico Di Candia, attuale e precedente Presidente della Fondazione “Mons. Brancaccio, don Donato Dell’Osso, parroco del luogo, don Angelo Tataranni, Direttore Caritas Diocesana –, ai diaconi Pietro Oliva e Giuseppe Centonze, a un volontario del Brancaccio, Emanuele Morelli, e a tantissimi fedeli laici: i residenti nella casa di riposo, il personale della Coop. “Il sicomoro” che cura la gestione della Residenza tutta, le suore “Figlie di Maria Madre della Misericordia”, i diversi membri della Fondazione “Mons. Brancaccio”, tante persone che alla RSA sono vicine, una rappresentanza del coro della Cattedrale, con Carmine Catenazzo all’organo.

“Chiunque vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa” le parole del vangelo del giorno (Mc 9,41-50) che mons. Caiazzo riprende nell’omelia, associandole a chi è capace di “accorgersi dei bisogni delle necessità, delle strutture necessarie. Allora io sono chiamato a fare dei tagli nella vita”. Tagli che rimandano ancora alle parole del Vangelo proclamato: “È meglio per te entrare nella vita con una mano sola, o con un occhio solo, anziché con le due mani, o con due occhi, andare nella geenna”. Il Vescovo sottolinea che è questo il “modo di ragionare, di pensare, di scegliere, di operare che esce dalla logica dell’io e guarda al noi. La logica dell’incontrare l’altro, del servire l’altro, dello stare accanto all’altro”, che troviamo qui nel Brancaccio. In questa logica, anche i lavori di efficientamento energetico e riqualificazione che oggi vengono consegnati alla città di Matera.

Di seguito, l’omelia dell’Arcivescovo.

La RSA “Mons. Brancaccio”, frutto di un grande atto di carità di un vescovo

La seconda parte del ricco pomeriggio viene dedicata alla presentazione dei grandi lavori di riqualificazione che hanno interessato la RSA “Mons. Brancaccio”, fortemente voluti dal presidente dell’omonima Fondazione, mons. Piero Amenta.

È mons. Amenta che introduce in modo chiaro ed efficace ciascuno degli interventi dopo aver presentato la RSA “Mons. Brancaccio”, uno dei frutti del prolifico episcopato (1703-1722) del napoletano mons. Antonio M. Brancaccio, durante il quale tante furono le opere realizzate: dal salone degli stemmi dell’episcopio al monte frumentario, dal restauro della Cattedrale al monastero di S. Chiara. Ma “partendo per il Paradiso – così racconta mons. Amenta – mons. Brancaccio pensò ad un ultimo atto di carità: lasciare il suo personale patrimonio per la costituzione di una ‘casa di mendicità’ per l’assistenza dei meno fortunati in particolare per i poveri e i diseredati”: “una testimonianza eloquente dell’apertura ai bisogni della società”, per usare le parole di S. Giovanni Paolo II nella sua visita alla città di Matera nel 1991.

Un tempo presso il convento di S. Agostino, dal 1980 nell’attuale edificio che – ancora le parole di mons. Amenta – risente “del peso degli anni”.

Così il restauro a cura della ditta “La Cascina Costruzioni”, una delle tante anime di una cooperativa oggi con 12.000 dipendenti, nata nel 1978 per l’attenzione di un sacerdote, don Giacomo Tantardini, che, a Roma, vedeva le difficoltà di alcuni studenti fuori sede nel poter andare a pranzo e quindi propone ad alcune mamme di fare come caritativa l’erogazione di pasti per questi ragazzi. “Una storia di fiducia e speranza” che il presidente, ing. Riccardo Erbi, racconta e che si è ripetuta ancora oggi con la partecipazione – insieme alla Coop. Sociale “Il Sicomoro” che gestisce la Casa di Riposo – alle spese generali – l’importo totale è stato di oltre 3,6 mln€ – non comprese nel “Superbonus” e gravanti sulla Fondazione.

Gli interventi di manutenzione straordinaria: efficientamento energetico e nuovi ascensori

Progettista e direttore dei lavori sull’immenso fabbricato che è la Residenza “Mons. Brancaccio” è stato l’ing. Fabio Mazzilli, coadiuvato dall’arch. Sandro Cutrignelli.

La presentazione dei lavori a cura dell’ing. Mazzilli

È stato proprio l’ing. Mazzilli che in modo coinvolgente, con l’ausilio di slide, racconta “l’anno delle lavorazioni” (dicembre 2023-dicembre 2024), accortamente organizzate per ridurre il più possibile i problemi per gli oltre 100 residenti, rispettando, pur tra gli inevitabili imprevisti, i tempi concordati.

Ad esempio, per la sostituzione delle 400 finestre, assieme ai cassonetti e alle avvolgibili, si è scelto di lavorare nella stagione estiva per minimizzare gli effetti del maltempo, intervenendo il più possibile nelle singole stanze negli orari in cui i residenti erano impegnati al di fuori in altre attività. Caso diverso, le stanze del terzo piano dove i residenti sono allettati e – spiega Mazzilli – “ci siamo limitati a smontare l’infisso esistente e rimontare il nuovo con una lavorazione a secco che ha fatto sì che la durata di questi lavori sia stata, estremamente contenuta”.

Anche l’intervento sull’impianto di riscaldamento e della produzione di acqua calda è stato svolto in estate, riuscendo con opportune accortezze a privare dell’acqua la Residenza per solo un’ora: “L’intervento di rifacimento della centrale termica – ancora Mazzilli – possiamo definirlo il cuore dell’intervento che è stato realizzato perché è quello che ci ha consentito, per noi da un punto di vista ingegneristico, di effettuare i salti di classe, da un valore dell’APE convenzionale ante operam pari a B ad un valore pari ad A3: un salto di oltre due classi, eliminando di fatto l’utilizzo di gas dalla struttura e riducendo in maniera estremamente importante il fabbisogno di elettricità. La struttura era già dotata di un impianto fotovoltaico e noi ne abbiamo implementato uno significativamente più grande, oltre ad aver implementato anche le batterie di accumulo”.

Altri interventi rientranti nel tema “efficientamento energetico”, il cappottamento di tutto l’edificio e l’installazione delle colonnine di ricarica auto perché la cooperativa Sicomoro, che gestisce la struttura, utilizza molto questo tipo di mezzi di trasporto.

Infine, la sostituzione dei due vecchi ascensori, difettosi: si è lavorato in alternanza, con la presenza dei tecnici che operavano sull’installazione del nuovo impianto pronti a intervenire sul vecchio nel caso in cui questo andasse in tilt.

Di seguito, l’intervento integrale dell’ing. Mazzilli.

L’intervento di Michele Plati, presidente de “Il Sicomoro”

Gli operatori della Coop. “Il sicomoro” in turno nel pomeriggio di giovedì 27/02/25

È “Il Sicomoro” la Cooperativa che gestisce la casa di riposo, “le persone che attualmente stanno lavorando e stanno facendo in modo che questa struttura esista: […] senza queste strutture le famiglie sono sole e abbandonate”. Queste le parole del presidente, dott. Michele Plati, che ha presentato questa cooperativa sociale nata per aiutare il talento di tutti, anche dei più deboli, a diventare occasione di sviluppo per la comunità, il “noi” di cui il vescovo ha parlato nell’omelia, coloro che – sono ancora le parole del dott. Plati – qui “lavorano offrendo quel bicchiere d’acqua” di cui il Vangelo di oggi ci parlava. E rendono il Brancaccio una “cittadella di eccellenza” all’interno della città.

Di seguito, l’intervento integrale del dott. Plati.

Direttrice del Brancaccio è invece la dott.sa Filomena Loperfido, di cui di seguito le riflessioni in questa serata importante per la Residenza.

Il saluto dell’Arcivescovo. Non mancano i doni per l’amato pastore

Dopo la presentazione dei lavori, è stato il momento dei saluti dell’arcivescovo: “Il primo atto ufficiale da Arcivescovo di Matera-Irsina è stato la sottoscrizione dell’affidamento della gestione della struttura al Sicomoro!”, ha ricordato. E, poi, l’apertura, tormentata dai dubbi, del terzo piano come struttura di “risveglio”, idea vincente se oggi rappresenta un ottimo centro medico dove l’assistenza è h24 attraverso medici e infermieri.

“Il mio cuore si dilata”, le parole conclusive dell’Arcivescovo: “non può rimanere a Matera, come non rimase a Crotone 9 anni fa. Se fosse rimasto lì il cuore non avrei potuto lavorare a Matera, né amare questa città. Si dilata: anche a Cesena ci sarà ognuno di voi, ogni volto, ogni situazione, ogni realtà, parte fondamentale della mia vita”.

E l’Arcivescovo, che “non si libererà facilmente di noi”, è stato già invitato da mons. Amenta per “l’inaugurazione, spero tra non più di un anno, della biblioteca-mediateca che sta per nascere accanto alla Residenza ‘Mons. Brancaccio’ e che intitoleremo all’avvocato Tommaso D’Agostino che l’ha voluta ed ha offerto i mezzi per realizzarla”

È stata questa, inoltre, l’occasione anche per salutare l’Arcivescovo per il Gruppo di Volontariato Vincenziano di Matera, che tradizionalmente ha operato a servizio della casa di mendicità voluta da mons. Brancaccio. Due rappresentanti dell’Associazione, nell’occasione, hanno consegnato all’Arcivescovo un dono, un servizio da mensa eucaristica, i cosiddetti “lini sacri”, che una delle vincenziane ha ricamato.

Anche Tina, da parte dei residenti al Brancaccio, ha donato a mons. Caiazzo un loro manufatto, uno scaldamani.

Mentre i presenti, soddisfatti per il bel lavoro di cui la Residenza è stata oggetto, si accostano a un ottimo rinfresco, il Vescovo visita i degenti allettati al terzo piano.

L’arcivescovo fa visita a una delle residenti del terzo piano della RSA

Importanti le donazioni dei privati e l’azione degli amministratori

In riferimento alla liberalità di mons. Brancaccio e di tanti donatori, l’auspicio di mons. Amenta “che non cessino, anzi incrementino i lasciti in denaro, i beni immobili a favore della Fondazione che solo in tal modo potrà assicurare ai nostri anziani la possibilità di trascorrere serenamente gli ultimi anni della loro esistenza terrena”, in una regione in cui l’emigrazione giovanile rende il problema anziani sempre più concreto. E inoltre, la speranza che anche “gli amministratori – ancora le parole di mons. Amenta – non dimentichino di indirizzare le provvidenze pubbliche anche a questa nostra struttura, meglio e più attentamente di quanto sia avvenuto in passato”.

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Giuseppe Longo

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